Dicembre 2017: Tra OLED e criptovalute, un dicembre di coraggio e capesante

Dicembre si apre col motore acceso e il riscaldamento che soffia a piena potenza nell’abitacolo. Sandrino guida con una mano sul volante e l’altra che gesticola verso Veronica, seduta accanto a lui, lo sguardo fisso sulla strada che da Genzano li riporta verso casa. Sono stati a fare le analisi del sangue e adesso, nel silenzio relativo della macchina, il discorso è scivolato su questioni pratiche: i soldi del matrimonio, il conto, i conti che non tornano mai.

“Veronica, ascolta,” dice Sandrino con quel tono che oscilla tra il diplomatico e il supplichevole, “quei soldini che ci sono rimasti del matrimonio… potrebbero essermi utili per comprarmi un bel regalo.” Lo sguardo di Veronica dice tutto. Non è convinta. Non è convinta per niente. Sandrino allora fa l’unica cosa sensata: chiede rinforzi al gruppo. “Ragazzi, convincetela voi.”

Roberto, il Custode, non si fa pregare. Il suo messaggio arriva come una dichiarazione solenne: “Cara Veronica, te lo dico col cuore in mano. Noi maschietti abbiamo bisogno dei regali. Forse anche più di voi femminucce.” Il tono è quello di chi sta per pronunciare un discorso alla nazione. “Un regalo è per sempre, come il diamante. Sandrino ti sta porgendo la mano. Ti sta chiedendo aiuto.” E poi, come se l’ispirazione lo colpisse all’improvviso: “Aspetta che c’è un pezzo, te lo dico al prossimo messaggio.”

Il pezzo è un’illuminazione: un caschetto per la realtà virtuale. Roberto ci ha pensato “attentamente e intensamente” e la sentenza è chiara. “Secondo me Sandrino proprio evolverà dopo questo regalo.” Da quel momento, il caschetto della realtà virtuale diventa un tormentone. Roberto lo infila ovunque, in ogni messaggio, come un mantra, come un messaggio subliminale che si insinua tra le righe di qualunque altro argomento. Parla di indoor cycling? “Caschetto della realtà virtuale, regalo per Sandrino.” Racconta della sua forma fisica? “Spero, caschetto per la realtà virtuale, regalo per Sandrino, di poter tornare in forma.”

Veronica, però, non è tipo da farsi impressionare. Con la pacatezza di chi tiene i conti di casa, sgancia la bomba: Sandrino i suoi sfizi se li toglie eccome. Una bicicletta elettrica da seimila euro. E qualche giorno prima, un ordine dall’Israele per la Caserma dei Ghostbusters a trecento euro — anzi no, trovata a centottanta, super affare — che poi si è rivelata essere un’altra cosa, tipo delle luci, e l’ordine è stato annullato. Ma non ne aveva ordinata una: tre. “Non so perché, forse per regalarle a voi, o per rivenderle.” Sandrino resta in silenzio. Veronica ha appena demolito la sua difesa con la precisione di un chirurgo.

Rocco, intanto, interviene con la diplomazia di un ambasciatore e la fantasia di un venditore nato. Si rivolge direttamente a Veronica: “Potete scegliere se un regalo all’aria aperta o un regalo dentro casa.” All’aria aperta, una bicicletta — “Alessandro ha una certa età, quindi non me ne voglia, ma gli servirà una pedalata un po’ assistita.” Dentro casa? Ovviamente, il caschetto della realtà virtuale. “Pensa che bello, Veronica, quando arriva a casa e tu non stai sdraiata per terra a fare yoga, ma stai col caschetto della realtà virtuale facendo yoga sulle dolci scogliere di Dover guardando il Canale della Manica.” È un’immagine poetica, quasi surreale, e Sandrino lo sa: “Bravo Ruperto, hai piantato il seme dell’idea in Veronica. Il seme dell’idea. Parlo piano così non mi sente.”

Ma il primo dicembre porta anche notizie che pesano come macigni. Rocco, tra un messaggio e l’altro, aggiorna sulla situazione di Margherita. La visita al San Camillo è andata bene: niente altre metastasi, niente altri problemi. “Oltre a quello che sappiamo non c’è nient’altro,” dice, e nella voce c’è quel sollievo che sa di lacrime trattenute. Sono le notizie per cui si gioisce, anche se la strada è ancora lunga. Sandrino, a modo suo, infila anche qui il suo tormentone: “Buongiorno Sandrini, buongiorno Custodini, buongiorno Veronica, buongiorno Caschettini.”

Roberto, nel frattempo, ha ripreso l’indoor cycling. È la prima lezione dopo otto mesi di stop, da quando Luisa era in piena gravidanza — “con nausea, vomito, stava sempre male” — e lui non se la sentiva di lasciarla sola la sera per andare a pedalare. La nuova stagione è iniziata con ritardo, a dicembre anziché a ottobre, perché si sono trasferiti nella nuova sala. Sono in cinque, come sempre all’inizio. Roberto si sente distrutto, il fisico plagiato dalla condizione di papà, “con panza, culo e chili di troppo,” ma è felice. Sandrino lo prende in giro: “Mi fa piacere sentire che parli al plurale quando dici ci siamo trasferiti. Senti proprio tu a questa associazione.” E poi, come se fosse la cosa più naturale del mondo: “Caschetto della realtà virtuale. Adesso vado alla posta a ritirare la mia nuova carta di credito American Express. E così ce le ho tutte.” Roberto non perde un colpo: “Ma fammi capire, fai collezione di carte di credito?” Rocco chiude con la battuta perfetta: “È un po’ come i Pokémon, acchiappali tutti!”

Intanto, Rokkino sta portando avanti un progetto professionale importante. Racconta, con il tono di chi confida un segreto, la possibilità di diventare un professionista accreditato dall’ASL di Velletri. Il problema è serio: la lista d’attesa per i test è di due anni e mezzo. “Voi pensate,” dice, “un bambino che in prima elementare ha bisogno del sostegno a scuola va all’ASL e a sei anni gli dicono: bene, i test li facciamo quando hai otto anni e mezzo. La certificazione ce l’avrai a nove anni. Quindi a te serve il sostegno in prima elementare, ti arriva in quinta.” C’è indignazione vera nelle sue parole, ma anche l’entusiasmo di chi intravede una soluzione. La parte burocratica è appena iniziata; se tutto va bene, dovrebbe attivarsi nel mese di dicembre.

Il tre dicembre, Rocco torna dalla catena di elettronica con un televisore nuovo. La saga dell’acquisto è un’epopea di indecisione, calcoli e compromessi. Voleva il B6, non ce l’avevano. C’era il C6 a duemila euro. Il Sony full LED a millequattrocento era bello, 4K, ma alla fine ha scelto l’LG OLED, non 4K né HDR. “Perché questa scelta strana?” si chiede lui stesso, e la risposta è un labirinto di ragionamenti: l’HDR sulla PS4 lo userebbe per un paio di giochi, Destiny 2 in HDR non rende tantissimo, i contenuti 4K su Netflix con la sua connessione a sette mega non sono indicatissimi. Ha pagato novecentonovantanove euro, con vari intrallazzi, offerte, buoni da centottanta euro da recuperare negli anni. “Ho fatto bene? Non lo so.”

Sandrino è categorico: “Rocco che fa degli acquisti così ormai sconsiderati.” E poi, con la foga di chi difende una fede tecnologica: “Netflix è tutto in 4K HDR, Amazon è tutto in 4K HDR, non ti vuoi vedere Sky in 4K? Sti cazzi, 4K è arrivato, è arrivato già da un pezzo, e voi non ci siete dentro, mi dispiace.” Roberto invece fa il bastian contrario: spendere mille euro in più per caratteristiche che diventeranno importanti in futuro ma che adesso non sono preponderanti, secondo lui non ha senso. Sandrino esplode: “Quindi Roberto, se tu oggi dovessi andare a comprarti una TV, ti compreresti una HD? Ma non eri tu quello che si voleva comprare la PlayStation Pro senza neanche avere la TV 4K?”

Ma Rocco, quando accende il televisore e mette i Teen Titans Go — perché sì, testa il suo nuovo OLED con un cartone animato —, resta a bocca aperta. “C’è la sigla ultra colorata, con lo sfondo nero. E cazzo, lo sfondo è veramente nero.” L’OLED mantiene la promessa. Poi, tra un messaggio e l’altro, lascia cadere una frase che mette tutto in prospettiva: “Sto ottocento euro di differenza preferisco metterli a fondo vacanze per regalo guarigione Margherita.”

Roberto contesta a Sandrino l’acquisto di un joypad a settantacinque euro “con le manopole rosa a pisello,” e la discussione si sposta sul Pro Controller dello Switch griffato Xenoblade Chronicles 2. Roberto ha letto e verificato su siti specializzati che la croce direzionale di questa versione è “notevolmente migliorata” rispetto a quella base, “che è molto scarsa e farlocca ai livelli della croce direzionale del Joypad 360.” Sandrino commenta con il pragmatismo di sempre: “Il D-Pad, ma quando cazzo lo usi?”

Il tre dicembre, però, Rocco abbassa la voce. Margherita sta iniziando a perdere qualche capello — “tre-quattro, quelli che probabilmente cadono sempre” — ma andando avanti sarà sempre più difficile. E poi c’è quell’appuntamento a metà dicembre, il sedici, col genetista. BRCA 1 e 2. Se Margherita è portatrice, significherà probabilmente dover togliere tutto. Ma la cosa che lo tormenta di più è un pensiero che batte come un martello: che dovranno far conoscere Leonardo e Lavinia entro i vent’anni. “È vero che poi magari cambia, però è sicuro che è un martello fisso che ho dentro all’anima. Ogni volta che li guardo penso a sta cosa. È proprio tosta. Però reggo botta e passa la luna.”

Sandrino risponde con la delicatezza di chi conosce il dolore ma non vuole appesantirlo. Evita di insultare Rocco sulla scelta tecnologica “soltanto perché dopo hai raccontato il tuo stato d’animo.” E poi, con fermezza: “Non starti a struggere per i tuoi figli. Se anche Lavinia dovesse avere questo problema, esiste sempre la prevenzione. Sono probabilità che si combattono semplicemente facendo prevenzione.” E chiude con una nota involontariamente comica: “Ginecologo o tettologo, non so come si chiama.”

Veronica interviene portando la sua testimonianza diretta. Sua madre ha avuto un tumore al seno infiltrante, sua nonna è morta per un cancro alle ovaie e utero. “Io sono proprio il prototipo di quella che geneticamente probabilmente ha questa mutazione.” Il suo racconto è lungo, appassionato, a tratti contorto — perché il dolore non si esprime mai in frasi perfette — ma il messaggio è chiaro: la prevenzione funziona, i medici la consigliano ma senza imposizione, e Lavinia potrebbe essere una futuribile Veronica. “Glielo auguro, perché sono quasi fantastiche,” chiude, e poi: “Come si chiude con la città in su?”

Il sette dicembre, Sandrino annuncia trionfante: “Finalmente vi sto parlando dal nuovo iPhone!” Gliene hanno dato uno nuovo, non hanno riparato il vecchio. Rocco commenta con un misto di sollievo e sarcasmo: “Non lo voglio dire che sono stati bravi all’Apple, perché loro lo sanno che riceveranno un sacco di terminali che si spaccheranno.” Ha letto su Hardware Upgrade che l’iPhone X è additato come troppo fragile, mentre i Galaxy S8 sono tra i più resistenti. “Poi sti gran cazzi, l’importante è che hai il nuovo telefono.”

Roberto, in quel giorno, è felice per un motivo diverso: dopo tre anni di lavoro, per la prima volta si farà l’Immacolata a casa dalla mattina alla sera. “È rosso, è festivo?” ha chiesto ai colleghi. “Sì, è rosso.” “Allora sto a casa. Non mi hanno detto niente, buono così. Poi ci penseranno dopo a licenziarmi.”

L’otto dicembre, Sandrino manda una foto scattata con la modalità ritratto del nuovo iPhone. Il sensore scannerizza la faccia e sfuma lo sfondo. “Molto carino,” dice, spiegando che il telefono si accende e si sblocca semplicemente guardandolo. “Non so se questa cosa distruggerà le mie retine o mi farà diventare radioattivo, però è proprio simpatica.” Rocco, vedendo la foto, non riesce a trattenersi: “Sandrino, ritagli subito sto telefono, mi pari nonno. Ti aggiungo almeno trent’anni e tre centimetri al naso.”

Xenoblade Chronicles 2 entra nelle conversazioni come un nuovo compagno di viaggio. Sandrino ci sta giocando e gli piace: “È molto semplice, il personaggio attacca in automatico, tu al massimo attivi delle combo. Il mondo è molto vasto, non è Zelda, ma mi sta piacendo.” Roberto ancora non ci gioca perché è “invischiato in Origins” e aspetta il joypad. Ha letto ovunque che in modalità portatile la grafica scende a compromessi troppo pesanti e vuole giocarci solo in dock-station. Sandrino lo prende in giro: “Robertino, ti vai a leggere le cose su internet e poi ne amplifichi le cose. Io ci ho giocato in portatile e in fisso, queste differenze non le ho viste.”

Ma il vero evento nerd del mese è il trailer di Death Stranding. Roberto ne parla con una reverenza quasi religiosa. Otto minuti di video, tutto in tempo reale su PS4 Pro, con Norman Reedus, Guillermo del Toro, Hideo Kojima. “Non si capisce un cazzo,” ammette, “ma mi ha messo addosso un hype assurdo. Ha un qualcosa di fantascientifico e lovecraftiano che ha del… mai vista una cosa così.” Sandrino se lo guarda e la reazione è immediata: “Madonna, Robè. Se mi devo comprare una PS4 Pro, adesso so perché. Mamma mia, che gioco, cazzo. Lo comprerei solo per il trailer.”

Il dieci dicembre, una nuova corrente elettrica attraversa il gruppo: le criptovalute. Sandrino ha evidentemente presentato un progetto e Roberto è interessato ma tormentato. “Passo dall’euforia paradossa del tipo sì cazzo famolo, a ma che cazzo sto a fare, i soldi mo’ non ce li ho.” Il bitcoin vale quindicimila euro. Chi dice che scoppia la bolla? Chi dice che non scoppia? Sandrino è pragmatico: “Va vista come soldi veramente buttati. Invece di comprare schede grafiche per i prossimi tre anni, investi in criptovalute. È una scommessa. E poi, che stia scoppiando la bolla non c’è alcuna base per dirlo. Magari varrà centomila euro tra un anno. Oppure scoppia. Nessuno lo sa.”

Il dodici dicembre, il progetto prende forma concreta. Sandrino ha creato un foglio Excel con i costi: circa otto-novemila euro per l’attrezzatura. I partecipanti confermati sono lui e Federico, il miglior amico di Veronica. Rocco è interessato ma con i piedi per terra: “Nella peggiore delle ipotesi, prevedo di buttare trecento euro. Trecento euro, grazie a Dio, non è un problema.” E poi, con una generosità tipica: “Una scheda la regalo al fratello di Margherita e sarà contenta come una Pasqua.” Roberto invece è in un “circolo vorticoso”: “Boh, fatemi sapere. Quanto sarebbe il nuovo investimento? Ci metto la tredicesima.”

La notte del tredici, Roberto quasi non dorme. “Senza questi duemila euro il mio conto va veramente a picco. Se mi dovesse servire qualcosa per qualche necessità improvvisa devo chiedere prestiti.” Poi, a proposito delle schede grafiche, si lancia in un’analisi tecnica: ha adocchiato le MSI a doppia ventola su Tao Computer, ma anche le Aorus della Gigabyte vanno bene. E mette in guardia: “Tra sei mesi escono le Volta. Le Volta potrebbero annientare qualunque 1080 esistente.”

Il quattordici, Roberto fa una dichiarazione che trascende le criptovalute. “Ti sto affidando mille euro perché sei te. Perché per me sei un fratello, te e Rocco siete dei fratelli. Me li avessi chiesti Pinco Pallino, gli avrei riso in faccia.” C’è un momento di tensione sul gruppo allargato, dove Emanuele sembra creare problemi con il suo scetticismo. Sandrino è duro: “Stiamo a fare troppe chiacchiere su mille euro. Una persona negativa mina la riuscita di un progetto.” Ma poi ammorbidisce: “Le mie parole sono tanto per intimidire, ma in realtà poi non sarà così.”

Tra le discussioni sui bitcoin, Sandrino lancia un avvertimento natalizio: “Custode e Rocco, non fate acquisti da qua a Natale, perché non vorrei che compraste la stessa cosa che vi ho comprato io come regalino.” Roberto risponde mestamente: “Non c’è pericolo. Se riesco a comprarmi uno shuttle della Lego da trentaquattro euro è un miracolo.”

Il quindici dicembre, Roberto racconta della finale di X Factor vista per cinque minuti, in cui ha visto “un’esibizione che è stata veramente la più bella dell’anno.” E poi parla del Punisher su Netflix: dopo un inizio molto buono e un momento di rallentamento, alla nona puntata su tredici “devo dire che è figo.” Il Punisher è uno dei suoi miti assoluti.

Il sedici dicembre è una data densa. Roberto si lamenta del fatto che la chat delle criptovalute lo sommerge — “250 messaggi di cui una ventina vocali, non la posso fare” — e reclama un ritorno alle vecchie abitudini. Chiede di Veronica: le hanno trovato l’utero contratto e le hanno dato un altro mese e mezzo di riposo. “Sta scapocciando, sono due mesi tra letto e divano.” Il quarto mese di gravidanza è appena iniziato, e ancora non si sa se sarà maschio o femmina. “È un figlio, sti cazzi delle criptovalute, voglio sapere un po’!” E subito dopo: “Lo sti cazzi sulle criptovalute era ironico, no no, sti cazzi è un bel sto cazzo, anzi.”

Poi Roberto regala un momento di comicità pura. Racconta la mattina con Luisa e Caterina: la moglie gli dice di andare, che al cancello ci pensa lei. Lui fa retromarcia, mandando bacini a Caterina legata al seggiolone. “Ciao, ciao amore papà, ciao.” BOOM. Il muretto con la siepe. Si è preso la siepe in pieno. Scoppia a ridere, riparte in ritardo, si ferma a fare benzina, va a controllare i danni. La Punto è diventata una pianta: tutte le foglie della siepe attaccate alla carrozzeria. Ma a parte l’addobbo floreale, miracolosamente, niente danni. “Mannaggia li pescetti.”

Sandrino racconta che il regalo di Natale per Roberto e Rocco verrà spedito in anticipo. Veronica l’ha “inculato a sangue” perché secondo lei i regali si danno a Natale, ma lui la vede diversamente: “Questo regalo lo faccio a te e a Rocco perché ci tengo a voi a prescindere dal Natale.” Manda dei codici digitali. Roberto è commosso: “Cioè, a parte che ti lovo, senti che termine giovanile. Ma come faccio a resistere? Non so se andamme prima a lavare o attivare il codice.” Poi racconta che Leonardo, il figlio di Rocco, si è comprato da solo cinquecento gemme nel gioco dei pet, spendendo cinque euro dalla carta di credito collegata al Google Play. Rocco ha scritto a Google, gli hanno ridato i soldi e hanno lasciato le gemme. “Ecco, questi sono i veri affari. Ho guadagnato tre euro e ventidue di gemme. Che figo.”

Il diciannove dicembre porta freddo e nostalgia. Roberto arriva al lavoro con le mani gelate sulla sua Punto senza termostato. Dopo il cappuccino, racconta la scoperta degli OATS Studio su YouTube: i cortometraggi RACA e Firebase lo hanno lasciato basito. “Sono la cosa più impressionante che io abbia mai visto. Non c’è nessuna produzione hollywoodiana che mi ha fatto vedere quello che ho visto. In RACA c’è Sigourney Weaver.” Consiglia a tutti di guardarli.

Sandrino festeggia un anniversario: vent’anni esatti dalla partenza per il servizio militare come carabiniere. “Madonna santa, metà vita. Quante cose sono successe.” Roberto ricorda quando Sandrino tornò dalla naja: “Ci avevi lasciato stupiti perché eri proprio inquadrato. Sembravi un robottino. Poi passato quel periodo sei tornato il Sandrino di sempre.”

Sull’altro fronte, i pezzi per il mining stanno arrivando: processore e ventole, mentre le schede grafiche aspettano il bonifico. Il negozio ha fatto cinquanta euro di sconto, “sui quali non farò la cresta, amici miei. Potevo cercarmeli tranquillamente in saccoccia.” Roberto chiede a Rocco della terza chemio e si dà della bestia per non averlo ancora chiamato: “Ogni sera quando torno a casa dico, lo dovrei chiamare. E ancora non mi faccio sentire.” Sandrino conferma: “Roberti, sei veramente una bestia.”

Il venti dicembre, Rocco aggiorna dalla macchina, di mattina presto, con un grado fuori e ghiaccio sulla strada. La terapia non è più pesante, anzi: Margherita la prende benissimo. Ha una pasticca ogni due ore, più la famosa puntura da milletrecentocinquantatré euro, ma nessun sintomo secondario grave. Un pochino di nausea che passa con le medicine. “Certo, sono l’adulto della mia famiglia con i capelli più lunghi, perché glieli ho rasati a zero con la mia nuova Wall Balder della Moser, che è veramente un trattore.” Margherita prima aveva lo stile “Salta del Sol d’oggi,” adesso i capelli cortissimi stanno cadendo. Ma c’è la parrucca, e c’è lo scialle di Louis Vuitton usato come turbante. “Vedi, alla fine sei molto sciantosa,” le dice Rocco. “Hai fatto tutto per poterti vestire così.”

Poi la notizia che cambia il calendario: dopo il quarto ciclo, il tre gennaio, valuteranno se anticipare l’operazione. La mastectomia bilaterale, forse già a febbraio-marzo. La chirurga e l’oncologa sono ottimiste: “Visto che stai rispondendo così bene, potremmo pensare di arrivare subito all’operazione.” Si toglieranno entrambi i seni, probabilmente con ricostruzione contemporanea. La questione del capezzolo: tenerlo o no. “Sembra una cosa sciocca, ma credo sia una delle cose più importanti.” E poi le ovaie: l’oncologa ha detto a Margherita “non ti posso lasciare con una bomba a orologeria là dentro.” Roberto ascolta tutto e risponde con una sincerità disarmata. “Il vaffanculo era al tumore,” precisa, perché nel messaggio vocale forse non si capiva bene.

In mezzo alle questioni mediche, la vita quotidiana continua. Roberto è al livello trentasei di Assassin’s Creed Origins, nel Fayum, in cerca del Coccodrillo. “Se c’ha un pregio questo cazzarola di Assassin’s Creed Origins è quello dell’esplorazione. Mi sembra di essere tornato ai tempi di World of Warcraft, ogni nuova zona che si apre, si svela.” Sandrino nota che il Fayum è il posto dove Roberta va a scavare con l’università. “Se glielo dici sarà molto contenta. Magari ti manda anche a cagare, probabilmente.”

Il ventuno dicembre, l’attesa è per il reveal di Squadron 42, il gioco di Star Citizen che si divide in moduli. Roberto si aspetta notizie sull’uscita ma teme il peggio. E come qualcuno nota nei commenti al trailer: “Molto probabilmente il reveal non dirà una mazza di nulla, ma grazie a questo trailer guadagneranno un’altra fraccata di milioni.” Il crowdfunding è quasi a centosettanta milioni di dollari. “Io sarei scappato sulla luna con un vaffanculo a tutti!”

Il ventidue dicembre, Roberto affronta il dilemma del Natale. I quattordici giorni di ferie annuali li ha finiti tutti tra permessi, visite di Caterina, visite di Luisa. Si rinnovano dal primo gennaio. I genitori scendono il quattro per il compleanno di Caterina, non a Natale. Poteva fare un ponte dal ventitré al ventisei, ma i giorni non ci sono, e probabilmente lavorerà anche sabato pomeriggio. “Sembra che lo dico nella maniera più tranquilla possibile, ma sappiate che dentro di me le bestemmie ruotano col fischio.” Ha deciso di restare in Calabria: Luisa ha organizzato il pranzo di Natale dai suoceri con cuginetti per Caterina. “Caterina è contenta quando sta in mezzo ai bimbi.” Ma un po’ di scazzo c’è: “Potevano scendere i miei. Sono mesi che glielo dico.”

Sandrino manda una foto in tenuta da ciclismo e Roberto è incredulo: “Pari uno di quei mega rapinatori dei film rumeni. Ma dove vai con sto freddo?” Rocco lo analizza meglio: “A me non sembra un rapinatore, sembra un sub. Ho zoomato per vedere se stavi andando a fare immersioni.” Sandrino spiega: è il suo abbigliamento tecnico, sopra ci mette un antivento e va tranquillo per i toni del Vivaro anche a meno cinque.

E proprio quel giorno, pedalando, Sandrino ha una crisi di coscienza. La bicicletta elettrica gli fa salire il Monte Artemisio con facilità imbarazzante, ma il sibilo del motore elettrico nel bosco è fastidioso. Gli fa perdere quello per cui va in bici: “Uscire e trovare una realtà alternativa, stare immerso nella natura e nel silenzio.” Così va da Lucio, il ciclista di riferimento, e disdice la bici elettrica per ricomprarne una normale. “Tutto questo giochetto del cazzo mi ha costato un botto di soldi. Potevo tenermi la bici vecchia.” Ma è contento di non vendere l’anima al diavolo.

Rocco intanto propone a Leonardo una pista della Polistil per Natale, “quella grossa con i giri della morte, con tutte le cose da mettere in stanza sospesa.” Roberto applaude e rilancia: “Non c’è la pista anche con le macchinine raccomandate della Lego? Sarebbe l’apoteosi!” Poi confessa di non aver ancora avviato Xenoblade neanche una volta: “Sono tre giorni che mi metto sul divano e mi addormentato appena mi siedo.”

La vigilia di Natale vede Sandrino fare “un po’ di giri per i preparativi, sono un po’ una trottola, c’ho il fiatone.” Rocco si alza presto e cucina ravioli con ripieno di ricotta e salmone, fatti con le sue mani: impasto, tuorletti d’uovo, farina bianca, acqua. Un paio d’ore passate così, tra una cosa e l’altra una partitina a Xenoblade Chronicles 2 — settanta ore di gioco, ancora al quarto capitolo su otto o nove. “È puro farming alla World of Warcraft. A me piacciono questi giochi in cui devi fare le cose automatizzate e il cervello si spegne.”

Il giorno dopo Natale, il piccolo Leonardo ha un incidentino — di cui non si conoscono i dettagli, ma che fortunatamente si risolve per il meglio. Roberto torna al lavoro il ventisette con zero voglia ma la consolazione di una settimana corta e due lunedì consecutivi a casa. “Un’ebrezza fantastica, che ebrezza!”

Roberto, intanto, è ancora indeciso sul regalo per Rocco e Sandrino: digitale o scatolato? “Ogni giorno dico questo è perfetto in digitale, poi dico ma che cazzo ci fanno.” E racconta la sera del suo blackout alla Sandrino: addormentato accanto a Caterina alle dieci e mezza, svegliato alle quattro dal latte, riaddormentato fino alle sette. Una sera ha montato lo shuttle della Lego per un’ora e mezza. “È stato come una boccata d’aria. Come se è tornato bambino. A cercare il pezzo giusto, e poi capisci che servono a questa, a quell’altra.” E poi, quasi in estasi: “L’uomo che ha inventato il Lego, quella è una divinità. Merita tutta la mia fede più assoluta.”

Il ventinove dicembre, Sandrino è ancora malato. Febbre a trentanove e sei, quarto giorno consecutivo. “Il cervello è talmente fritto che una notte ti impunti sugli stessi pensieri che ricircolano, non riesci a dormire, c’è il mal di testa, le emicranie, le vertigini.” Avverte: c’è un’epidemia a Velletri. “Non bacia bambini, non tocca a nessuno. Se ti prende pure a te, ti suicidi, Rocco.” Roberto racconta il suo lazzaretto personale: suocera e moglie fritte dall’influenza, Caterina piena di catarro, il cognato arrivato da Milano con la febbre. Soltanto lui e il suocero sono sopravvissuti. “Se non me la sono presa il giorno di Natale che eravamo diciotto persone più quattro bambini, forse non me la prendo più. Oppure me la prendo così forte che moro.”

L’ultimo giorno dell’anno arriva con la fatica di chi ha attraversato un dicembre intenso. Roberto va a Paola a prendere le prelibatezze calabresi ordinate dalla sorella di Luisa, poi accompagna il cognato all’aeroporto di Lamezia. Caterina ha il febbrone ma non abbastanza da fermare i piani. Al cenone calabrese, Roberto confessa: “A me le capesante non mi piacciono manco di striscio. Forse perché sono una capa di cacchio.” Intanto prepara la vellutata di zucca e ceci col robot da cucina, cotechino e lenticchie, e si tiene le sue venticinque euro di capesante tutte per sé — “che poi sono dieci capesante, saranno tutto netto di pesce.”

Sandrino sta leggermente meglio, senza febbre miracolosamente, ma Veronica sta ancora male. A cucinare pensano la madre e la suocera.

Roberto ha speso i suoi diciotto euro e ventuno di credito Google Play prima della scadenza: Dragon Quest 6 a nove euro e novantanove. “Ai tempi del DS avevo praticamente platinato il 4 e il 5.” Lo prova sul letto col cellulare e scopre che è fatto benissimo, anche i controlli touch.

Ma è il messaggio di Rocco a chiudere il mese con un nodo alla gola e un sorriso. Parla dei quattro figli — Caterina, Lavinia, Leonardo e il futuro erede Cinquini — e di un desiderio: “Anche solo per un’ora, un pomeriggio, i nostri quattro figli che giocano assieme.” Roberto raccoglie il testimone e lo trasforma in augurio: “Me lo metto come augurio del 2018, che sia una cosa comune, non rara, che avviene spesso. Di poter far giocare Caterina, Lavinia, Leonardo e il futuro, futura erede Cinquini tutti assieme, in amicizia e in allegria.”

Sandrino chiude con una precisazione notarile che sa di abbraccio: “La legge, proprio la legge. Su queste cose non si transige.” E poi, su un tema apparentemente più frivolo: “Mi pare di ricordare che non ci fossero le capesante al tuo matrimonio, Roberto.” Rocco conferma: “C’erano a quello di Sonny, col cuoco che le faceva là per là.” E poi, rivolgendosi all’amico lontano: “Cinquini! Perché Cinquini più Martini è comunque Cinquini!”

Dicembre 2017 si chiude così, tra febbre e capesante, OLED e criptovalute, un caschetto per la realtà virtuale che nessuno comprerà, una chemioterapia che prosegue con coraggio, una bicicletta elettrica restituita per amore del silenzio, uno shuttle della Lego montato come una preghiera laica, e l’immagine — ancora lontana, ancora imprecisa, ma già luminosa — di quattro bambini che giocano insieme in un pomeriggio qualunque del futuro.