vita militare: l’annullamento dell’io

22 Agosto 2013

Dal 1995 al 1997 iniziano gli anni bui dell’università.

Un completo disastro e la sconfitta più totale per un ragazzo bravissimo a costruire i mondi fantastici di Dungeons & Dragons o del Richiamo di Cthulhu, ma assolutamente incapace a rapportarsi con una ben più reale Economia e Commercio.

Così, dopo due anni di insuccessi all’università e l’ultimatum datomi da mio padre, faccia a faccia sul giardino della nostra casa in campagna, decido di lasciare momentaneamente gli studi e di affrontare il servizio di leva, di aspettare quel fatidico 17 dicembre in cui mi sarei dovuto presentare alla Scuola Allievi Carabinieri di Benevento.

CAPITOLO 2: l’annullamento dell’io

Arrivo a Benevento un giorno dopo, il 18, autorizzato dal Comando della Regione Lazio perchè il 17 avrei dovuto sostenere la prova scritta del concorso Allievi Marescialli dei Carabinieri, una nuova opportunità per lasciarmi alle spalle gli insuccessi degli anni precedenti.

Quel giovedì di Dicembre i miei genitori mi lasciano davanti la caserma, poco più di un ragazzino (di 21 anni) ancora con la testa fra le nuvole, ed aspettano che io entri nell’edificio per darmi l’ultimo saluto.
A questo punto non ricordo più nulla di quello che ho visto o sentito, se non la fila che faccio insieme agli altri per essere schedato, misurato a colpo d’occhio, e rifornito dei materiali che mi avrebbero accompagnato durante i prossimi tre mesi di addestramento.

Con le mani piene di vestiti e accessori ci fanno sistemare a scacchiera sul piazzale, davanti al nostro baule personale che avrebbe dovuto contenere tutti i nostri averi, mentre un maresciallo anziano comincia a nominare uno per uno gli oggetti della nostra dotazione, intimandoci di sollevarli ogni volta che venivano nominati per poi riporli all’interno della cassa.

Cintura di cuoio, cintura di cotone, calzini lunghi, corti, intermedi…

Una lista lunghissima, dettata velocemente ed in dialetto, talmente difficile da seguire che di tanto in tanto qualcuno non riusciva a trovare qualcosa in mezzo a quel mare magnum di vestiti. E così dovevi alzare la mano ed interrompere il maresciallo, che ti assaliva verbalmente e denigrava davanti a tutti.

Eravamo ormai un numero a cui era stata assegnata la compagnia, il plotone, la squadra ed ai più sfortunati anche il primo nomignolo dispregiativo.

Non esisteva più la persona e l’individuo ma prendeva forma la metamorfosi da uomo ad oggetto, tanto che anche per andare in bagno dovevi chiedere il permesso, usando la terza persona, attraverso uno scioglilingua snervante che faceva così:

“Comandi Signor Maresciallo! L’Allievo Carabiniere Ausiliario Alessandro Cinquini 1° compagnia, 2° plotone, 3°squadra (mi pare) chiede il permesso di andare in bagno!”
E se sbagliavi la pronuncia, la cadenza o beccavi la giornata no del maresciallo…beh, allora dovevi tenertela, o peggio finire in punizione a lavare i bagni.

Il 18 dicembre 1997 è stato il mio ultimo giorno in abiti civili, con il freddo che cominciava a farsi sentire e 90 giorni davanti che sembravano infiniti.

continua…

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CAPITOLO 1
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