vita militare: il mio secondo lavoro

30 agosto 2013

Un bel giorno mi sveglio ed il responsabile delle risorse umane mi dice: “oggi niente mimetica, hai finito di spazzare, metti la divisa e presentati all’autodrappello!”.

CAPITOLO 10: il mio secondo lavoro

il mio secondo lavoroLa Scuola Ufficiali dovete sapere che è frequentata non solo da militari, ma anche da personale docente proveniente dalle varie università e che tiene lezioni per la laurea triennale che si consegue alla fine del corso.
Tutte queste persone sono trattate dall’Arma con i guanti di velluto, e nel 1998 (oggi non so) avevano a disposizione un’auto blu con autista che le andava a prendere a casa la mattina e le riportava indietro terminate le lezioni.

Gli autisti di queste macchine eravamo noi Carabinieri Ausiliari, sotto il comando del Maresciallo “Uanema” che era a capo di quella struttura. Uso un nome in codice perchè avendo passato nove mesi in quel posto ho ancora chiari i nomi di tutti gli Ufficiali e Sottufficiali con cui avevo a che fare, oltre al fatto che oggi sono diventati tutti Generali con posizioni di comando abbastanza rilevanti, per cui evito di pubblicare informazioni potenzialmente sensibili ed uso i primi nomignoli che mi vengono in mente.

Il Maresciallo in questione, di chiare origini campane, usava spesso l’esclamazione “‘uanema” per qualsiasi cosa lo eccitasse, ed il giorno che in tre ci presentammo nel suo ufficio per iniziare “l’addestramento” a pilota della Scuola la sua esternazione fu: “uaaanema quanta gioventù” e poi “bla bla bla bla ‘uanemabla, bla” ed infine la sua ultima raccomandazione “fate come ‘uanema vi pare basta che non graffiate, abbozzate o distruggete le macchine, non voglio casini!”.

uanemaIl garage dell’autodrappello, strettissimo e ad alto rischio graffi nelle manovre di uscita o entrata, era composto per lo più da tre o quattro Fiat Brava, qualche Fiat Tempra, un paio di Fiat Ducato ed una Lancia Thema del comandante della Scuola. Tutti i Carabinieri assegnati a quella mansione avevano un ufficio arredato da un tavolo rettangolare, una TV ed un telefono da cui si prendevano le richieste di trasporto dai vari Ufficiali o Professori della Scuola. La cosa più importante da fare era rispondere velocemente alle chiamate, presentarsi con “Autodrappello Carabiniere tal dei tali, comandi!” e partire a razzo verso il piazzale della scuola dove era ad attenderci il passeggero!
All’interno dell’ufficio c’era anche un calendario col nome di tutti i professori e di chi era di turno per prenderli la mattina e riportarli la sera, da quel momento avrei quindi smesso di fare la guardia nella garitta ed avrei vissuto Roma quasi come un turista!

continua…
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