vita militare: il cane fido

31 agosto 2013

tra le strade di Roma con la musica del Colonnello “Sigaro”. Vi consiglio di ascoltarla mentre leggete la storia.

Il maresciallo Uanema mi fa fare affiancamento per 10 giorni in modo da memorizzare le abitazioni dei professori, le loro abitudini e preferenze di percorso, in alcuni casi addirittura le stazioni radio preferite da sintonizzare!

CAPITOLO 11: il cane fido

Alcuni passeggeri preferivano essere presi e portati direttamente alla Scuola, altri acconsentivano ad entrare in due o tre nella fiat brava in una sorta di pickup collettivo e questi erano i viaggi che preferivo perchè aldilà del servizio navetta su auto blu, che può essere considerato o meno uno spreco di denaro pubblico, queste persone erano colte e avevano tutte una storia da raccontare. Quando poi in macchina ne avevi più di una sentivi discorsi sull’arte, la politica, la cucina o le donne che per le mie giovani orecchie erano da prendere come oro colato!

Il giro classico a cui tutti ambivano era proprio questo, viaggiavi in macchina senza berretto perchè alle persone che portavi non gliene fregava niente della forma portata ai livelli di esasperazione, e spesso il pilota era parte attiva nel discorso e veniva trattato come un essere umano!

il cane fido

Calendario 1998, febbraio
testo in alto a destra
Il CANE FIDO è il segno che per antonomasia caratterizza il CARABINIERE, componente essenziale della Via Lattea dell’Universo dell’Arma. Sua dote peculiare è la fedeltà, che l’istituzione cui appartiene ha orgogliosamente adottato, per volontà popolare, quale suo motto araldici. Ruolo prediletto dal Cane Fido è la guardia in difesa delle leggie della società.

Partenza all’EUR dove prendevamo il Colonnello Operativo, soprannominato così perchè quando lo accompagnavi da qualche parte ed eri solo in macchina con lui ti chiedeva sempre “hai la pistola con te?” …”bene!”.. e poi ti faceva affiancare a tutti i furgoni che riteneva sospetti per ispezionarli qualora il suo sesto senso gli dicesse qualcosa… Il Colonnello Operativo non so quale materia insegnasse nella scuola, ma ne sapeva molto di Arte e Architettura anche se era un pò prevenuto nei confronti di noi Carabinieri Ausiliari, tanto da chiedermi se sapevo come si chiamasse “Castel Sant’Angelo” una volta che ci passammo davanti…

La seconda tappa era per prendere il Professor Ignoto, chiamato così perchè non ricordo nessuna sua caratteristica, quindi il giro terminava dal Colonnello Sigaro che entrava puzzando di toscano e faceva subito mettere Radio Nostalgia sull’autoradio. Con la voce di Mina entravamo quindi nella scuola e li lasciavo sul piazzale pronto a ricevere una nuova chiamata nell’ufficio dell’autodrappello.

Due sole macchine erano personali, la lancia Thema del Generale Comandante della Scuola che presi una sola volta perchè il suo autista stava male, e la fiat Croma del Colonnello Terrore che tutti noi evitavamo come la peste, e che toccava sempre a chi era la più “spina” di tutti nell’ufficio.

Tutti, dai vigili urbani ai poliziotti in giro per Roma si mettevano sull’attenti o salutavano militarmente il nostro passaggio, col comandante che mi chiedeva di tenere un’andatura sempre sostenuta e che mi faceva domande su come mi trovassi logisticamente nella Scuola.

Io risposi con un timido “…bene” non sapendo cosa volesse dire logistico in quel contesto ed immaginando che si riferisse alla mia sistemazione nella stanza.

Mi sa che feci la classica figura di merda, ma per il resto fui un pilota eccezionale e non ebbe niente da ridire. In più, in quanto autista di un Generale, ebbi anche accesso privilegiato allo spaccio del comando generale che in quei giorni distribuiva in esclusiva le prime copie del calendario dei Carabinieri, una rara perla kitch contenente la trasposizione in chiave mitologica ed astrale della gerarchia militare, nella quale per loro io ero il cane fido, una sorta di Licaone dell’Arcadia al contrario…Il giorno che accompagnai il Generale al comando generale dell’Arma sembrava di portare un VIP.

Siccome all’inizio ero una spina, mi capitò di portare il Colonnello Terrore più di una volta. Era mandatorio non superare mai alcun limite di velocità sennò si incazzava come una bestia e ti faceva il discorso che ogni Carabiniere doveva essere il primo a rispettare le regole. Nel tragitto non doveva mai subire scossoni dovuti a buche o frenate improvvise a causa magari di un pedone che attraversava la strada, altrimenti si incazzava doppiamente e ti insultava chiedendoti chi ti avesse dato la patente.

E la fiat Croma era famosa per avere la frizione rotta.

Quindi ogni volta che portavi Terrore a bordo guidavi con l’ansia da prestazione e finivi per far sobbalzare l’auto ad ogni cambio di marcia…quelle erano giornate nere, che avrei superato solo quando fosse arrivato qualche nuovo ragazzo ed io avessi potuto esercitare l’agognatissima pratica del nonnismo.

continua…
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