Roma, città di

20 ottobre 2011

merda

lascio a voi, carissimi amici, il compito di riempire i puntini come meglio credete.

oggi sul treno per arrivare a Roma una bella pioggia bagnava i vetri del vagone, tanto che fissando le rotaie appannate mi dicevo quanto sarebbe stato interessante avere con me la telecamera per riprendere quel momento.
Ma quello strattone che il treno ti dà quando si ferma alla stazione, mezzo scivolando sui binari viscidi, mi riportà alla realtà, alla difficile realtà di questo 20 ottobre!
Il treno ci lascia alle “laziali”, ovvero 400 metri di distanza dall’imbocco per la metro A, e come succede in questi casi la stazione Termini mi accoglie tra le bestemmie dei passeggeri che devono farsi la sfacchinata, le bestemmie dei passeggeri che non riescono ad aprire l’ombrello per paura che due gocce (termini è una stazine coperta vi ricordo) di traverso possano bagnare il trench nuovo e le bestemmie mentali mie che non riesco a camminare perchè la gente intontita non sa dove andare e sbanda a destra e sinistra.

Vabbè, visto che sono alle laziali quasi quasi me la faccio a piedi fino alla stazione di Vittorio Emanuele e la metro la prendo là!

vabbè

pare facile quando la strada già all’uscita dalla stazione è colma di 15cm di acqua, per fortuna oggi ho miracolosamente messo scarpe invernali per cui guadando il fiume non mi bagno più di tanto.

e cammina, cammina cammina, tra negozi Cinesi, bar Cinesi e gelaterie Cinesi arrivo in quel lago di merda che è la fermata A di Vittorio Emanuele.

ho dovuto nell’ordine:

  1. superlanciafiammelt1scansare la gente ferma in mezzo alla merda che non sapeva dove andare
  2. camminare in punta di piedi in mezzo ai liquami gorgoglianti
  3. farmi largo tra studentesse in lacrime piene di melma fino ai polpacci
  4. scendere le scale della metro con l’acqua che mi pugnalava alle spalle fino ai polpacci
  5. arrivare ai tornelli dove l’acqua arrivava sì a malapena, ma dove si era formato un brodo primordiale denso e scuro come la pece che avrebbe potuto fertilizzare acri di terreno e creare nuove specie
  6. arrivare alla banchina

ora, mentre facevo tutto questo, immaginavo di essere in un contesto post-nucleare armato di lanciafiamme col quale mi facevo strada tra la gente sbigottita ricaricando di tanto in tanto il serbatoio con la melma nera.

Eh si, adesso lo posso dire e voi che siete arrivati a leggere fino a qua scoprirete qual’è l’amara verità.

ebbene

roma è una città di

Cattura

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1 commento

  • Lke 21 ottobre 2011 a 09:04

    M agic?

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