Arusha

18 marzo 2013
scrivendo il blog nel Serengeti

scrivendo il blog nel Serengeti

Arusha non mi convince molto.

Ti senti l’unico bianco in mezzo a migliaia di occhi che ti osservano come se fossi tu a trovarti in un parco di cemento, terra e sporcizia mentre intorno a te ci sono persone col binocolo che ti spuntano su una checklist di animali rari individuati.
Camminando per le strade non è raro trovare gruppi di persone che improvvisamente si mettono a correre spaventate da qualcosa, oppure ladruncoli che vengono rincorsi da guardie armate. Gli stessi ladruncoli che ti seguono per poi sparire dopo poco, che conoscono ogni tuo spostamento e l’albergo in cui passi la notte.
Anche la Lonely Planet dice di non spostarsi di notte se non si vuole prendere una coltellata, per cui le attività da fare non sono poi molte se non girare intorno alla piazza centrale dell’orologio, una rotonda sotto al sole piena di negozietti per turisti.
Gli autoctoni non fanno niente se non starsene sotto ad un albero a guardare la gente che passa. I più cool hanno una coloratissima moto, la Toyo i più sfigati e la Skygo quelli più tamarri, sulla quale stanno seduti casco alla mano rimirando i figurini che ci hanno appiccicato sopra. Bandiere americane, aquile in picchiata, il sempre presente Che Guevara o un bel teschio ghignante i più scontati!
Gli ambulanti vendono pannocchie grigliate o spiedini di carne alla brace, ma non ho mai voglia di fermarmi ad assaggiare per colpa di quella presenza oscura, quella sensazione di essere osservati che non ti molla mai e ti si appiccica alla pelle fino a che non rimetti piede nell’albergo!

Arusha, città dormitorio per turisti e di passaggio per carovane di autobus che smistano persone in Kenya, Uganda e Congo, città in cui John Wayne interpretò Hatari e chiamata nello slang locale A Town.
“La Città” in cui termina il mio racconto di viaggio nel paese delle giraffe, del Kilimanjaro e dell’impero dei babbuini, diventati i miei nemici numero uno surclassando addirittura la famigerata mosca tsè tsè!

Elimu ni maisha, si vitabu*
Jambo!

*proverbio swahili: si impara dalla vita, non dai libri

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